Quando i nipoti scoppiano in lacrime per un giocattolo negato o si gettano a terra urlando perché è ora di lasciare il parco, molti nonni si sentono completamente spiazzati. Quella sensazione di impotenza che attraversa il corpo, quel non sapere come reagire di fronte a un bambino che sembra inconsolabile, è più comune di quanto si pensi. La gestione della bassa tolleranza alla frustrazione nei bambini rappresenta una delle sfide più complesse per chi si occupa di educazione, e i nonni si trovano spesso in una posizione particolarmente delicata: vogliono essere figure amorevoli, ma temono di sembrare permissivi o, al contrario, troppo severi.
Prima di tutto, è fondamentale comprendere che le reazioni esplosive dei bambini non sono capricci nel senso tradizionale del termine. Il cervello infantile, in particolare la corteccia prefrontale responsabile dell’autocontrollo, è ancora in fase di sviluppo fino all’età adulta. Quando un bambino desidera qualcosa intensamente e non può ottenerlo, sta effettivamente attraversando un’esperienza emotiva travolgente che fatica a elaborare razionalmente. Per loro, quel momento è reale quanto un’emergenza per noi adulti.
Questi momenti sono eruzioni emotive piuttosto che manipolazioni intenzionali. Riconoscere questa differenza cambia radicalmente il nostro approccio: non stiamo combattendo contro un bambino che vuole metterci in difficoltà , ma aiutando una persona piccola che sta imparando a navigare emozioni intense.
Il ruolo speciale dei nonni nella regolazione emotiva
I nonni possiedono un vantaggio sottovalutato: la prospettiva. Avendo già cresciuto i propri figli, hanno superato quella fase di ansia performativa che spesso caratterizza la genitorialità . Questa distanza emotiva può trasformarsi in una risorsa preziosa. Non si tratta di essere perfetti, ma di portare calma in un momento di tempesta.
Gli studi dimostrano che i bambini traggono beneficio dall’avere figure adulte diverse che rispondono in modi leggermente differenti alle loro emozioni. Questo li aiuta a costruire un repertorio più ampio di strategie di coping. Ricerche condotte su famiglie di diverse culture hanno rilevato che i bambini mostrano un migliore adattamento comportamentale quando i nonni sono coinvolti nella loro cura, con minori sintomi depressivi e comportamenti devianti.
Il nonno che risponde con tranquillità alle esplosioni emotive sta effettivamente insegnando al nipote che esistono modi diversi di affrontare la frustrazione. I nonni riescono a rappresentare per i bambini un punto di riferimento dove trovare sicurezza, consolazione, affetto e protezione.
Strategie concrete prima dell’esplosione
La gestione più efficace inizia prima che il capriccio esploda. Alcuni segnali anticipatori sono riconoscibili: il bambino diventa più rigido nei movimenti, la voce si alza o diventa lamentosa, lo sguardo si fissa su un oggetto o obiettivo, aumenta l’irrequietezza fisica. In questi momenti, intervenire preventivamente significa nominare l’emozione prima che diventi ingestibile.
Provate a dire qualcosa come: “Vedo che vorresti davvero quel biscotto prima di cena. Deve essere difficile aspettare quando hai tanta voglia”. Questa tecnica, chiamata etichettatura emotiva, aiuta i bambini a dare un nome alle proprie emozioni e a ridurre l’intensità delle reazioni emotive. Non è manipolazione, ma un modo per insegnare ai più piccoli a riconoscere cosa stanno provando.
Durante la tempesta: cosa funziona davvero
Quando l’esplosione è già in corso, la reazione istintiva di molti nonni è cercare di ragionare o distrarre. Entrambe le strategie, però, si rivelano spesso inefficaci perché il bambino in preda a un’emozione travolgente non ha accesso alla parte razionale del cervello.
La presenza calma è più potente delle parole. Rimanere fisicamente vicini, abbassarsi all’altezza del bambino, mantenere un’espressione neutra ma non fredda: questi gesti comunicano sicurezza. Il sistema nervoso dei bambini si regola attraverso quello degli adulti, un fenomeno chiamato co-regolazione. Il nonno che resta tranquillo sta letteralmente prestando la propria calma al nipote.

Può essere utile usare frasi brevi e ripetitive: “Sono qui con te”, “Passerà ”, “Sei al sicuro”. Non serve aggiungere spiegazioni o lezioni in quel momento. Il cervello del bambino non è in modalità apprendimento, ma in modalità sopravvivenza emotiva. I nonni sanno affrontare i momenti critici con la saggezza, la calma e il buon senso che solo una lunga esperienza di vita può donare.
Costruire la tolleranza alla frustrazione nel tempo
La tolleranza alla frustrazione non si insegna negando sistematicamente tutto ai bambini, ma creando esperienze graduate di attesa e sforzo. I nonni possono contribuire attraverso attività quotidiane apparentemente semplici: cucinare insieme, dove bisogna aspettare che il dolce cuocia, piantare semi e osservare la crescita lenta delle piante, completare puzzle o costruzioni che richiedono tentativi ripetuti, giocare a giochi da tavolo dove si perde e si vince.
Queste esperienze insegnano che non tutto arriva immediatamente e che l’attesa può essere parte di qualcosa di positivo. Ogni volta che un bambino attraversa una piccola frustrazione e la supera con il supporto di un adulto, costruisce competenze emotive sempre più solide. È un processo graduale, che richiede pazienza da entrambe le parti.
Comunicare con i genitori senza creare conflitti
Una difficoltà aggiuntiva per i nonni è allinearsi con le scelte educative dei genitori. Le generazioni hanno approcci diversi, e questo può creare tensioni. Nonni e genitori possono essere in disaccordo sugli orari dei pasti e del sonno, sull’alimentazione, sui regali da fare e non fare, sul modo in cui vestire i bambini.
Un dialogo efficace parte dall’osservazione piuttosto che dal giudizio: “Ho notato che quando Marco non ottiene quello che vuole reagisce con molta intensità . Voi come gestite questi momenti a casa?” apre uno spazio di confronto senza posizioni difensive. Condividere le proprie difficoltà , anziché presentarsi come esperti, crea alleanza: “A volte mi sento un po’ in difficoltà quando Giulia piange così forte. Cosa suggerisci che potrei fare?”.
I genitori si sentiranno rispettati nel loro ruolo primario e più disponibili a collaborare. I nonni che desiderano essere una risorsa e non un problema devono mostrarsi collaborativi, disponibili al dialogo e diplomatici. Questo non significa rinunciare alla propria esperienza, ma integrarla con le scelte educative della famiglia.
Prendersi cura di sé per poter accudire
Le esplosioni emotive dei bambini attivano il nostro stesso sistema nervoso. I nonni che si sentono regolarmente sopraffatti dalle reazioni dei nipoti dovrebbero riconoscere i propri limiti senza sensi di colpa. Stabilire tempi di custodia sostenibili, prendersi pause quando necessario, praticare tecniche di respirazione o mindfulness non è egoismo, ma responsabilità .
Un nonno esausto e frustrato non può essere la roccia emotiva di cui un bambino in difficoltà ha bisogno. Riconoscere quando si è raggiunto il proprio limite e comunicarlo serenamente ai genitori è un atto di saggezza, non di inadeguatezza. Le sfide che i nonni affrontano oggi nella gestione emotiva dei nipoti sono reali e complesse, ma rappresentano anche un’opportunità straordinaria. Ogni volta che un adulto risponde con calma e comprensione a un bambino in difficoltà , sta seminando semi di resilienza che germoglieranno negli anni. Non serve la perfezione, ma la presenza autentica e la volontà di crescere insieme, nipoti e nonni, in questo viaggio emotivo condiviso.
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