Nonna si lamenta che il nipote 15enne non la cerca più, poi una psicologa le rivela l’errore che fanno tutti i nonni

Quando i nonni osservano i loro nipoti adolescenti immersi nello schermo dello smartphone, con le cuffie nelle orecchie e risposte monosillabiche alle loro domande, spesso si chiedono dove sia finito quel bambino che li accoglieva con abbracci entusiasti. Questa sensazione di distacco non è solo percepita: l’adolescenza rappresenta effettivamente una fase di ridefinizione delle relazioni familiari, dove i ragazzi cercano autonomia e i legami intergenerazionali necessitano di essere ricalibrati, non abbandonati.

La buona notizia è che questo allontanamento apparente raramente corrisponde a un disinteresse reale. Gli studi di psicologia dello sviluppo dimostrano che gli adolescenti continuano a valorizzare profondamente i rapporti con i nonni, ma necessitano di modalità di relazione diverse rispetto all’infanzia. Il punto centrale non è quanto tempo si trascorre insieme, ma come lo si impiega.

Decodificare il comportamento adolescenziale senza giudicarlo

Prima di costruire nuove strategie relazionali, i nonni devono comprendere che certi atteggiamenti tipici dell’adolescenza non rappresentano un rifiuto personale. La necessità di appartenere al gruppo dei pari, l’ipersensibilità al giudizio altrui e la ricerca di identità sono processi neurobiologici oltre che psicologici, legati ai cambiamenti che avvengono nel cervello durante questa fase dello sviluppo.

Quando un nipote quindicenne rifiuta una domenica al parco che adorava a dieci anni, non sta rigettando l’affetto dei nonni: sta semplicemente manifestando bisogni evolutivi differenti. Reinterpretare questi comportamenti attraverso una lente di comprensione anziché di delusione costituisce il primo passo fondamentale.

L’errore della nostalgia paralizzante

Molti nonni rimangono ancorati ai ricordi delle attività condivise quando i nipoti erano bambini, tentando di riproporre gli stessi schemi: i giochi in giardino, le merende abbondanti, le passeggiate mano nella mano. Questa nostalgia, seppur comprensibile, diventa controproducente quando impedisce di immaginare nuove forme di connessione.

L’adolescente non vuole essere trattato come un bambino, e proporre continuamente attività percepite come infantili aumenta la distanza anziché ridurla. Serve un cambio di paradigma: non recuperare il passato, ma costruire un presente significativo che rispetti la nuova identità del nipote.

Strategie concrete per ricostruire il legame

Entrare nel loro universo senza invaderlo

Anziché lamentarsi del tempo che i ragazzi trascorrono online o con gli amici, i nonni possono mostrare curiosità genuina verso questi interessi. Chiedere quali serie stanno guardando, quali artisti musicali seguono o quali videogiochi preferiscono non significa approvare acriticamente tutto, ma riconoscere la legittimità di passioni diverse dalle proprie.

Alcuni nonni particolarmente intraprendenti hanno scoperto che chiedere al nipote di insegnargli qualcosa, dall’uso di un’applicazione alla comprensione di un fenomeno culturale giovanile, crea momenti di qualità inaspettati. Questo ribaltamento dei ruoli, dove l’adolescente diventa mentore, valorizza le sue competenze e rafforza l’autostima.

Proporre esperienze condivise, non visite obbligate

La differenza è sostanziale: un pranzo domenicale dove l’adolescente conta i minuti per andarsene non crea connessione. Un’attività scelta insieme, che sia assistere a un concerto, visitare un museo di arte contemporanea, andare a mangiare in quel ristorante etnico che incuriosisce il ragazzo, o persino fare shopping, genera ricordi condivisi.

Le esperienze condivise che prevedono un obiettivo comune rafforzano i legami molto più delle semplici compresenze passive. Le relazioni intergenerazionali persistono nell’adolescenza quando vengono alimentate con attività collaborative che migliorano significativamente le connessioni tra generazioni. L’importante è che l’attività non sia esclusivamente calibrata sui gusti dei nonni.

Rispettare i ritmi e gli spazi personali

Gli adolescenti hanno bisogno di tempi di solitudine e di momenti con i coetanei che non devono essere interpretati come rifiuto. Accettare che un nipote preferisca incontri più brevi ma più frequenti, oppure che apprezzi ricevere messaggi senza l’obbligo di rispondere immediatamente, significa adattarsi alle loro modalità comunicative.

Alcuni nonni hanno scoperto che le chat di messaggistica istantanea, utilizzate con discrezione, mantengono vivo il contatto quotidiano meglio delle telefonate settimanali che gli adolescenti percepiscono come interrogatori.

Il ruolo insostituibile dei nonni nell’era digitale

La ricerca psicosociale indica che gli adolescenti di oggi cercano figure adulte che offrano prospettive autentiche e radicate, in contrapposizione alla superficialità dei social media. Nonostante la prevalenza degli schermi nella vita quotidiana, i giovani avvertono il bisogno di relazioni genuine e significative.

I nonni possiedono qualcosa che nessun influencer può offrire: la testimonianza diretta di come si attraversano le difficoltà della vita, la memoria storica familiare, la capacità di relativizzare i drammi quotidiani che agli adolescenti sembrano insormontabili. Ma questa saggezza deve essere offerta, non imposta.

Diventare confidenti, non giudici

Gli adolescenti si aprono quando percepiscono uno spazio privo di giudizio. I nonni che riescono a creare questo ambiente, ascoltando senza immediatamente criticare, consigliare o riferire tutto ai genitori, diventano figure di riferimento preziose.

Questo non significa complicità contro i genitori, ma offrire quella prospettiva leggermente distaccata che può aiutare il ragazzo a elaborare le proprie esperienze. A volte, semplicemente ascoltare senza sentire l’urgenza di risolvere ogni problema rappresenta il dono più grande.

Quando tuo nipote adolescente ti risponde a monosillabi tu cosa pensi?
Non gli interesso più
Sta solo crescendo è normale
Mi manca quando era piccolo
Devo cambiare approccio con lui
Non so come comportarmi

Quando la tecnologia diventa alleata

Paradossalmente, gli strumenti digitali che a volte creano distanza possono trasformarsi in ponti relazionali se usati con equilibrio e moderazione. Videochiamate brevi ma regolari, condivisione di fotografie o articoli interessanti, persino la creazione di playlist musicali condivise: sono modalità che parlano il linguaggio degli adolescenti contemporanei.

Un nonno che invia al nipote un articolo su un tema che lo appassiona, o che commenta positivamente una sua foto sui social con moderazione, comunica interesse e presenza costante senza essere invadente.

Pazienza attiva e prospettiva temporale

L’adolescenza dura mediamente sette anni, un periodo intenso ma limitato. Numerose testimonianze di giovani adulti confermano che i rapporti con i nonni, anche quando sembravano compromessi durante l’adolescenza, si ricostruiscono e approfondiscono successivamente, a patto che i nonni abbiano mantenuto la porta aperta senza forzature.

La pazienza attiva significa continuare a mostrare disponibilità, interesse e affetto anche quando le risposte sono tiepide, confidando che i semi piantati germoglieranno. Ogni piccolo gesto, un messaggio di incoraggiamento prima di un’interrogazione, il ricordo di una data importante, la condivisione di una ricetta che piaceva al nipote, costruisce un tessuto connettivo invisibile ma resistente.

I nonni che accettano di evolvere insieme ai nipoti, rinunciando all’immagine idealizzata del bambino che era e accogliendo la persona che sta diventando, scoprono che il legame non si perde: si trasforma in qualcosa di diverso, potenzialmente ancora più profondo perché basato sul rispetto reciproco tra individualità distinte.

Lascia un commento