Cosa significa se una persona commenta ossessivamente ogni tuo post sui social, secondo la psicologia?

Quante volte hai scrollato Instagram a notte fonda giudicando silenziosamente quel conoscente che posta solo tramonti da cartolina e sorrisi perfetti? O quella persona che commenta letteralmente ogni tuo post, anche quello con il toast bruciato della colazione? Ecco, preparati a una rivelazione: quei comportamenti apparentemente innocui sui social potrebbero raccontare molto più di quanto immagini sulla psicologia delle persone. E no, non stiamo parlando di pseudoscienze da oroscopo digitale, ma di ricerca scientifica vera, quella con studi peer-reviewed e tutto il resto.

Che ci piaccia o no, i social network sono diventati il nostro palcoscenico personale, dove mettiamo in scena una versione di noi stessi che rivela bisogni emotivi, fragilità e meccanismi di difesa più profondi di quanto vorremmo ammettere. La psicologa Patricia Wallace, che insegna alla Johns Hopkins University e ha scritto “The Psychology of the Internet”, ha dedicato anni a studiare come la tecnologia digitale influenzi il nostro comportamento. La sua scoperta? Il mondo online non è affatto un posto neutro dove semplicemente condividiamo cose.

Il tuo profilo è una TAC della personalità

Il mondo digitale amplifica certi aspetti della nostra personalità, soprattutto perché mancano tutti quei segnali non verbali che normalmente ci guidano nelle interazioni faccia a faccia. Quando parli con qualcuno di persona, hai accesso a un’infinità di informazioni: il tono della voce, lo sguardo, la postura, le micro-espressioni facciali. Online? Nada. Zero. E questa assenza crea una specie di vuoto che il nostro cervello cerca disperatamente di riempire, spesso sviluppando comportamenti compensatori che rivelano esattamente ciò che stiamo cercando di ottenere da quelle interazioni digitali.

Conosci sicuramente almeno una persona il cui feed è un’esplosione continua di momenti da rivista: vacanze esotiche, cene gourmet, outfit impeccabili, momenti di coppia degni di una rom-com. Mai un capello fuori posto, mai un momento di debolezza, mai nemmeno un accenno al fatto che anche loro, come tutti gli esseri umani, a volte si svegliano con l’alito cattivo e l’umore pessimo.

Il curatore di felicità compulsivo

Questo comportamento ha un nome tecnico in psicologia: impression management, ovvero gestione strategica dell’impressione. E qui arriva la parte interessante. Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking ha scoperto qualcosa di controintuitivo: le persone che presentano costantemente una versione super-positiva di sé stesse sui social spesso hanno in realtà bassa autostima e livelli più alti di depressione.

Sembra un paradosso, vero? Ma la logica psicologica è cristallina. Se mostro solo il meglio di me, forse gli altri non vedranno le mie fragilità. Forse se costruisco un’immagine abbastanza perfetta online, quella versione diventerà in qualche modo reale. È un meccanismo di difesa, un modo per puntellare dall’esterno un senso di valore che fatica a radicarsi dall’interno. Il problema? Ogni like ricevuto offre solo un sollievo temporaneo. Il bisogno di validazione rimane intatto, anzi si rafforza, creando un circolo vizioso dove la persona diventa sempre più dipendente dall’approvazione esterna per sentirsi minimamente adeguata.

Il commentatore seriale ossessivo

E poi c’è quella persona che commenta tutto. La foto del tuo gatto? “Che tenerone!”. Il meme random sulla pizza? “Ahahahah troppo vero!”. Il tuo sfogo esistenziale sulla crisi climatica? “Ti capisco, un abbraccio!”. Ogni. Singolo. Post.

Prima di liquidarlo come semplicemente una persona socievole o annoiata, considera questo: uno studio del 2019 pubblicato su Personality and Individual Differences ha collegato questo pattern comportamentale a quello che in psicologia si chiama attaccamento ansioso nelle relazioni digitali. Chi commenta ossessivamente sta cercando di mantenere viva una connessione, di assicurarsi di rimanere presente nella mente degli altri, di combattere una paura profonda di essere dimenticato o considerato irrilevante.

Il commento diventa un modo per dire: “Ehi, ci sono ancora! Mi vedi? Esisto per te!”. La ricerca ha dimostrato che questo comportamento riflette spesso un bisogno intenso di appartenenza e un timore dell’abbandono sociale. Non è necessariamente patologico, ma diventa problematico quando questa diventa l’unica modalità di relazione con gli altri, o quando l’assenza di risposta ai propri commenti genera ansia significativa.

Il guru delle citazioni motivazionali

Poi c’è il profilo dedicato alle citazioni ispiranti. “Non smettere mai di credere in te stesso”, “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, “La felicità è una scelta”. Ogni giorno, puntuale come un metronomo, arriva la dose di saggezza preconfezionata, spesso accompagnata da tramonti sfocati o immagini di montagne.

Anche se non esistono studi che si concentrano esclusivamente su questo comportamento specifico, la ricerca psicologica ci permette di collegarlo a dinamiche interessanti. Uno studio del 2020 pubblicato su Frontiers in Psychology ha trovato che la condivisione eccessiva di contenuti inspirazionali è correlata a narcisismo vulnerabile. Calma, prima di diagnosticare a mezza internet un disturbo di personalità: narcisismo vulnerabile non significa necessariamente avere un disturbo narcisistico di personalità. Significa piuttosto avere una tendenza a posizionarsi come dispensatori di saggezza, come guide per gli altri, costruendo un’identità online da life coach o mentore.

Perché? Spesso per compensare una percezione interna di inadeguatezza. Se riesco a sembrare la persona che ha tutte le risposte, forse nessuno noterà che dentro di me ci sono più domande che certezze. È un modo per costruire un’immagine di forza e positività, anche quando la realtà emotiva interna è decisamente più complicata.

Quale comportamento social ti descrive meglio?
Feed perfetto sempre sorridente
Commenti ovunque e sempre
Citazioni motivazionali infinite
Like come approvazione personale

La scienza dietro la dipendenza dai like

Ma qual è il denominatore comune di tutti questi comportamenti? La risposta sta in un concetto chiave della psicologia: la regolazione emotiva esterna. Uno studio del 2018 ha dimostrato che le persone con bassa autostima tendono a usare i social in modo compensatorio, cercando nei like e nei commenti quella conferma del proprio valore che faticano a trovare dentro di sé.

E c’è di più. La ricerca neuroscientifica ha rivelato che il meccanismo dei like attiva gli stessi circuiti cerebrali della gratificazione che vengono stimolati da altre forme di dipendenza. Ogni notifica rilascia una piccola dose di dopamina, ogni like offre una conferma momentanea del nostro valore. Ma, proprio come accade con altre sostanze che creano dipendenza, l’effetto è breve e richiede dosi sempre maggiori.

BÅ‚achnio e colleghi, in uno studio del 2016 pubblicato su Computers in Human Behavior, hanno documentato come per alcune persone il feedback digitale sia diventato letteralmente un termometro del valore personale. Se il post ottiene pochi like? La giornata è rovinata. Se il commento viene ignorato? Scatta l’ansia immediata.

I social come specchio della tua vita interiore

Prima di iniziare a diagnosticare disturbi psicologici a tutti i tuoi contatti social, è fondamentale fare una precisazione che la scienza prende molto sul serio: tutti questi studi sono correlazionali, non causali. Cosa significa in parole semplici? Che questi studi documentano che certi comportamenti sui social e certi tratti di personalità tendono ad apparire insieme, ma non dimostrano che uno causi l’altro.

E poi c’è un’altra distinzione cruciale: non tutto ciò che facciamo sui social è patologico. Tutti noi, in una certa misura, cerchiamo validazione sociale, ed è un bisogno umano assolutamente normale e legittimo. Postare una bella foto delle vacanze e sentirsi contenti per i complimenti ricevuti non è un problema psicologico. Il campanello d’allarme suona quando questa diventa l’unica fonte di autostima, quando l’assenza di feedback digitale genera ansia debilitante, o quando i comportamenti online iniziano a interferire seriamente con le relazioni e le attività della vita reale.

La buona notizia in tutto questo? I social media, se osservati con occhio critico e onesto, possono diventare uno strumento di autoconoscenza incredibilmente potente. Prova a fare questo esercizio: guarda il tuo profilo come se appartenesse a uno sconosciuto. Analizzalo con distacco. Che immagine emerge? Cosa sembra importante per questa persona? Di cosa ha bisogno? Cosa sta cercando di comunicare al mondo?

Cosa fare con questa consapevolezza

Riconoscere questi pattern nei propri comportamenti è sicuramente il primo passo, ma la vera trasformazione richiede qualcosa di più profondo. Comprendere che il tuo modo di usare i social riflette un bisogno emotivo insoddisfatto è importante, ma poi bisogna chiedersi: come posso soddisfare quel bisogno in modi più sani e autentici?

La bassa autostima non si risolve accumulando like. Il bisogno di connessione non si soddisfa commentando compulsivamente centinaia di post al giorno. La ricerca di identità e di senso non si completa diventando curatori perfezionisti della propria immagine digitale. Questi bisogni vanno nutriti nel mondo reale: attraverso relazioni autentiche dove puoi mostrarti anche imperfetto, attraverso esperienze significative che costruiscono competenza e fiducia reale, e soprattutto attraverso un rapporto più compassionevole con te stesso.

Se ti riconosci fortemente in uno o più di questi pattern e senti che stanno davvero interferendo con il tuo benessere quotidiano, potrebbe essere utile considerare un supporto psicologico professionale. Un terapeuta può aiutarti a esplorare i bisogni sottostanti e a sviluppare strategie più funzionali per soddisfarli, strategie che non dipendano da algoritmi e notifiche.

I social network non sono intrinsecamente buoni o cattivi. Sono strumenti, specchi che riflettono chi siamo, cosa cerchiamo, di cosa abbiamo bisogno. Il problema nasce quando dimentichiamo che sono solo specchi e iniziamo a vivere per il riflesso invece che per la sostanza reale. La prossima volta che apri Instagram, TikTok o Facebook, fai una pausa di un secondo. Chiediti onestamente: cosa sto cercando qui in questo momento? Validazione? Connessione? Distrazione da qualcosa che non voglio affrontare?

Ricorda sempre questo: i comportamenti che abbiamo descritto sono indicatori, non sentenze definitive. Non sono diagnosi cliniche da prendere alla lettera, ma spunti di riflessione per aumentare la consapevolezza di te stesso. Il tuo valore come persona non si misura in like, follower o commenti ricevuti. La tua identità non è la somma accuratamente curata dei tuoi post migliori. E la tua vita vera, quella che conta davvero e che ti definisce, si svolge lontano dallo schermo, anche se nell’era digitale è facile dimenticarsene.

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