Quando afferriamo una confezione di merendine dallo scaffale del supermercato, il primo controllo che quasi tutti facciamo riguarda la data riportata sulla confezione. Un gesto automatico, che però nasconde una questione molto più complessa di quanto si possa immaginare. Il termine minimo di conservazione di questi prodotti può superare i sei mesi, talvolta avvicinandosi all’anno, ma questa straordinaria longevità dovrebbe farci riflettere su cosa realmente stiamo portando nel carrello.
Perché le merendine durano così tanto tempo
La stabilità nel tempo delle merendine confezionate non è frutto di magia tecnologica, ma di precise scelte formulative. Per garantire che il prodotto mantenga caratteristiche organolettiche accettabili per mesi, i produttori ricorrono a una combinazione di ingredienti e tecniche che, se da un lato assicurano praticità e sicurezza microbiologica, dall’altro sollevano interrogativi importanti dal punto di vista nutrizionale.
I conservanti come sorbati e benzoati (E200-E299) rappresentano solo una parte dell’equazione. Molte merendine devono la loro lunga conservabilità soprattutto alla formulazione stessa: bassi livelli di umidità che inibiscono la crescita microbica, imballaggi protettivi e, aspetto cruciale, un profilo lipidico studiato appositamente per resistere all’irrancidimento. Questo significa un impiego massiccio di grassi saturi. Va precisato che i grassi trans sono stati vietati nell’Unione Europea dal 2021, e anche i grassi parzialmente idrogenati sono stati largamente eliminati dalle formulazioni europee.
La trappola della data: cosa non ci dice l’etichetta
Il termine minimo di conservazione indica fino a quando il prodotto mantiene le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Si tratta di una garanzia di qualità, non di sicurezza alimentare come invece avviene per la data di scadenza vera e propria. Ma questa informazione temporale non fornisce alcun elemento sul valore nutrizionale del prodotto che stiamo acquistando.
Chi segue un regime alimentare controllato, che sia per motivi di salute o per scelte personali, potrebbe cadere in un equivoco pericoloso: associare inconsciamente la possibilità di consumare un prodotto ancora lontano dalla sua data limite con una presunta adeguatezza nutrizionale. La realtà è profondamente diversa.
Zuccheri e grassi: i garanti invisibili della conservazione
Un contenuto elevato di zuccheri semplici contribuisce alla conservabilità perché riduce l’attività dell’acqua libera nel prodotto, creando un ambiente ostile alla proliferazione microbica. Parallelamente, i grassi saturi resistono meglio all’ossidazione rispetto ai grassi insaturi, garantendo quella stabilità organolettica che consente alle merendine di rimanere appetibili per mesi.
Il risultato? Prodotti che possono contenere quantità significative di zuccheri aggiunti che si avvicinano o superano il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che suggerisce di non superare il 10% dell’apporto calorico giornaliero, circa 25 grammi per una donna adulta, anche in una singola porzione. A questo si aggiungono grassi saturi in percentuali che incidono pesantemente sul limite giornaliero consigliato, calorie concentrate in volumi ridotti che non generano adeguato senso di sazietà, e sale utilizzato come esaltatore di sapidità e conservante naturale.
L’inganno della freschezza percepita
Uno degli aspetti più insidiosi riguarda la percezione sensoriale. Una merendina consumata anche dopo diversi mesi dalla produzione mantiene caratteristiche organolettiche molto simili a quelle di un prodotto appena confezionato. Questa uniformità sensoriale può trasmettere un messaggio fuorviante di freschezza che non corrisponde alla realtà dei fatti nutrizionali.

La morbidezza del prodotto, il profumo che si sprigiona all’apertura della confezione, la consistenza apparentemente fresca sono tutte caratteristiche mantenute artificialmente grazie alla formulazione e al packaging, non indicatori di un alimento nutriente o adatto a una dieta equilibrata. Dietro quella sensazione piacevole al palato si nasconde spesso un profilo nutrizionale sbilanciato, ricco di elementi che andrebbero consumati con moderazione.
Come orientarsi consapevolmente
La consapevolezza nell’acquisto richiede di andare oltre la semplice verifica della data. L’etichetta nutrizionale diventa lo strumento fondamentale per comprendere realmente cosa stiamo introducendo nella nostra alimentazione. Occorre valutare attentamente la tabella nutrizionale per 100 grammi, che permette confronti oggettivi tra prodotti diversi, la dimensione della porzione suggerita e il suo rapporto con i valori nutrizionali dichiarati, l’elenco ingredienti dove compaiono in ordine decrescente tutte le componenti del prodotto, e la presenza di diciture come grassi saturi con la loro percentuale sui valori di riferimento giornalieri.
Un prodotto con un termine di conservazione molto lungo merita particolare attenzione proprio perché questa caratteristica riflette una composizione studiata per la stabilità, non per l’apporto nutrizionale bilanciato. Più la data è lontana, più è probabile che la formulazione privilegi ingredienti e tecniche che garantiscono durata a scapito della qualità nutrizionale.
Alternative e strategie di consumo intelligente
Chi desidera conciliare praticità e attenzione alla salute può adottare strategie più consapevoli. Le merendine non devono necessariamente sparire dal carrello, ma il loro ruolo dovrebbe essere ridimensionato e contestualizzato all’interno di un’alimentazione variegata.
Preferire prodotti con liste di ingredienti più corte e riconoscibili rappresenta un primo passo. Confrontare attivamente diversi prodotti della stessa categoria, verificando quale presenta valori nutrizionali più equilibrati, costituisce un esercizio di consumo responsabile alla portata di tutti. La preparazione casalinga di snack, quando possibile, offre il vantaggio di controllare completamente ingredienti e dosi, oltre a garantire freschezza autentica senza necessità di stabilizzanti o conservanti.
Anche la scelta di frutta secca, yogurt naturale o alternative fresche rappresenta un’opzione nutrizionalmente superiore. Questi alimenti offrono nutrienti preziosi, fibre e proteine che contribuiscono al senso di sazietà, a differenza delle merendine confezionate che spesso lasciano un senso di vuoto poco dopo il consumo.
La data riportata sulla confezione non deve diventare l’unico criterio di scelta. Dietro quella rassicurante distanza temporale si nasconde spesso una formulazione ricca di elementi che poco hanno a che fare con un’alimentazione sana. Leggere, confrontare, scegliere con cognizione: questi sono gli strumenti che trasformano il consumatore da semplice acquirente a protagonista consapevole delle proprie scelte alimentari, capace di navigare con intelligenza tra gli scaffali del supermercato.
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