Quando il legame tra nonna e nipote adolescente supera i confini della sana relazione affettiva, può trasformarsi in una dinamica che impedisce ai ragazzi di compiere quei passi fondamentali verso l’indipendenza. Non si tratta di amore in eccesso, ma di un equilibrio compromesso che merita attenzione e interventi calibrati, senza colpevolizzazioni ma con lucida consapevolezza.
Riconoscere i segnali di una dipendenza affettiva problematica
La dipendenza eccessiva si manifesta attraverso comportamenti specifici che vanno oltre la normale preferenza per la compagnia della nonna. Un adolescente che rifiuta sistematicamente inviti dai coetanei per restare con la nonna, che la consulta per ogni minima decisione quotidiana o che entra in crisi quando lei non è immediatamente disponibile sta mostrando segnali che richiedono attenzione.
L’adolescenza rappresenta il periodo in cui è attesa una progressiva conquista di autonomia decisionale e un crescente investimento nelle relazioni tra pari. La maggiore importanza dei coetanei e il graduale distacco dalle figure adulte di riferimento sono considerati compiti evolutivi centrali di questa fase. Quando questo processo viene ostacolato in modo persistente, aumenta il rischio di difficoltà nelle relazioni adulte e nella regolazione emotiva negli anni successivi.
Le radici nascoste del problema
Dietro questa dipendenza si celano spesso dinamiche familiari complesse. In molte famiglie, i nonni assumono un ruolo di sostegno molto intenso, fino a svolgere funzioni vicine a quelle genitoriali quando i genitori sono molto impegnati o in difficoltà . In altre situazioni, la nonna stessa può aver inconsapevolmente colmato un proprio vuoto affettivo attraverso un accudimento molto intenso dei nipoti, rafforzando una dinamica di forte dipendenza reciproca.
Il ruolo involontario della nonna
Molte nonne si trovano in questa situazione senza averlo desiderato fin dall’inizio. Hanno accolto richieste d’aiuto legittime che, col tempo, si sono trasformate in una presenza totalizzante. Il confine tra supporto e sostituzione genitoriale si è sfumato gradualmente, creando abitudini difficili da modificare. La nonna potrebbe sentirsi in trappola: da un lato avverte che qualcosa non funziona, dall’altro teme che ridurre la propria presenza venga interpretato come rifiuto o abbandono.
Le conseguenze sullo sviluppo adolescenziale
Gli adolescenti hanno bisogno di sperimentare, assumersi responsabilità , confrontarsi con i pari e differenziarsi gradualmente dagli adulti di riferimento. Quando la figura centrale rimane la nonna, questi processi possono essere ritardati o distorti se il legame diventa così esclusivo da ridurre in modo significativo le opportunità di esperienza con i coetanei.
La teoria dell’attaccamento evidenzia che il passaggio, in adolescenza, verso relazioni paritarie più autonome è un compito evolutivo centrale. Diversi studi hanno mostrato che le relazioni con i coetanei in questa fase sono cruciali per sviluppare competenze sociali, capacità di gestione dei conflitti e relazioni equilibrate in età adulta. Un adolescente che evita sistematicamente queste esperienze rischia di arrivare all’età adulta con strumenti relazionali più limitati e maggiore vulnerabilità a problemi di adattamento sociale.
Strategie concrete per ristabilire equilibri sani
Per la nonna: ridefinire il proprio ruolo senza sensi di colpa
Il primo passo richiede un atto di consapevolezza: riconoscere che ridurre la propria presenza non significa amare meno, ma amare in modo più funzionale allo sviluppo del nipote. La nonna può iniziare gradualmente a stabilire una routine prevedibile di incontri, evitando la disponibilità continua e illimitata, così da favorire la possibilità per l’adolescente di investire anche in altre relazioni e attività . È importante rifiutare gentilmente ma fermamente richieste che i nipoti potrebbero gestire autonomamente o con i genitori, sostenendo la loro autonomia decisionale.
Incoraggiare attivamente i nipoti a coltivare amicizie e interessi con i pari, anche quando preferirebbero stare solo con lei, è fondamentale. Altrettanto cruciale è comunicare apertamente ai genitori la necessità di ridefinire i confini e di permettere loro di riappropriarsi del proprio ruolo educativo.

Per i genitori: riprendere le redini della genitorialitÃ
I genitori devono affrontare questa situazione senza delegare ulteriormente alla nonna la responsabilità di risolvere un problema che li riguarda direttamente. La letteratura sulla terapia familiare indica che la chiarezza dei ruoli e dei confini è un fattore protettivo per il funzionamento familiare.
- Creare rituali familiari esclusivi che rafforzino il legame genitori-figli, come pasti insieme, attività condivise e momenti di dialogo regolare
- Essere presenti emotivamente, non solo fisicamente, dedicando tempo di qualità ai figli adolescenti e ascoltandone vissuti e preoccupazioni
- Dialogare con la nonna per concordare confini chiari e condivisi sul suo coinvolgimento, riducendo ambiguità e sovrapposizioni di ruolo
- Accettare che i figli possano attraversare un periodo di resistenza o conflitto durante questa transizione
Il dialogo come strumento di cambiamento
Affrontare questa dinamica richiede conversazioni difficili ma necessarie. La nonna, i genitori e, quando appropriato, gli stessi adolescenti dovrebbero sedersi insieme per parlare apertamente di cosa sta accadendo. La ricerca sulla comunicazione familiare indica che la condivisione esplicita di emozioni, bisogni e preoccupazioni riduce il rischio di incomprensioni croniche e favorisce soluzioni cooperative.
Secondo l’approccio della terapia familiare sistemica, la famiglia è un sistema in cui ogni membro contribuisce al mantenimento dei pattern relazionali, inclusi quelli disfunzionali. Confini troppo rigidi o troppo permeabili tra sottosistemi come genitori, figli e nonni possono creare difficoltà nel funzionamento familiare. Il cambiamento diventa possibile quando tutti riconoscono il proprio ruolo nei pattern relazionali e si impegnano attivamente nel modificarli.
Quando chiedere aiuto professionale
Se nonostante gli sforzi la situazione non migliora, o se gli adolescenti manifestano sintomi di disagio significativo come ritiro sociale marcato, ansia intensa o depressione, è opportuno consultare un professionista della salute mentale dell’età evolutiva. Le linee guida in psicologia clinica dell’infanzia e dell’adolescenza raccomandano l’intervento specialistico quando i sintomi interferiscono con il funzionamento scolastico, sociale o familiare, o quando persistono nel tempo.
Un terapeuta familiare può facilitare la comunicazione, aiutare a identificare dinamiche inconsce o implicite e guidare la famiglia verso nuovi equilibri più funzionali. L’evidenza mostra che gli interventi sistemici sono efficaci nel modificare pattern relazionali rigidi e nel ridurre il disagio in vari membri della famiglia.
L’obiettivo finale non è allontanare la nonna dalla vita dei nipoti, ma permettere a ciascuno di occupare il proprio posto nella costellazione familiare. Numerosi studi indicano che i nonni possono rappresentare una risorsa preziosa per il benessere dei nipoti e dei genitori quando il loro ruolo è di supporto e non sostitutivo, contribuendo a fornire sostegno emotivo, pratico e continuità intergenerazionale. Gli adolescenti hanno bisogno di radici sicure nella famiglia allargata e, allo stesso tempo, di opportunità di sviluppare ali sufficientemente forti per costruire una vita autonoma. Trovare questo equilibrio è una responsabilità condivisa che richiede consapevolezza, coraggio e, soprattutto, la volontà di mettere il benessere dei ragazzi al centro di ogni decisione.
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