Quando i nipoti entrano nell’adolescenza, molti nonni si trovano spiazzati di fronte a un cambiamento radicale: quei bambini che un tempo li seguivano ovunque con entusiasmo ora sembrano vivere in un mondo parallelo, fatto di smartphone, cuffie e monosillabi. Il tentativo di coinvolgerli nelle attività quotidiane diventa spesso una battaglia persa in partenza, con risposte evasive, sguardi annoiati e un’apparente totale mancanza di interesse per qualsiasi proposta. Eppure, dietro questa facciata di indifferenza si nasconde una fase evolutiva complessa che richiede nuove strategie relazionali.
Comprendere la resistenza: non è solo pigrizia
Prima di etichettare il comportamento dei nipoti adolescenti come semplice svogliatezza, è fondamentale comprendere cosa accade realmente nel loro cervello. Durante l’adolescenza, il lobo prefrontale, responsabile della pianificazione e della motivazione, è ancora in fase di maturazione, mentre il sistema limbico, legato alle emozioni e alla ricerca di gratificazione immediata, è iperattivo. Questo squilibrio neurobiologico spiega perché attività che ai nostri occhi appaiono semplici e utili vengano percepite da loro come prive di significato o addirittura minacciose per la loro autonomia.
Inoltre, gli adolescenti stanno costruendo la propria identità separandosi dalle figure adulte di riferimento. Rifiutare le richieste dei nonni può rappresentare, inconsciamente, un modo per affermare la propria indipendenza senza i conflitti emotivi che provocherebbero con i genitori. Non è un rifiuto personale, ma una tappa necessaria della crescita.
Il potere della co-creazione invece dell’imposizione
La chiave per superare la resistenza non sta nell’insistere con le stesse modalità che funzionavano quando erano bambini, ma nel trasformare radicalmente l’approccio. Invece di presentare attività preconfezionate, il nonno può coinvolgere i nipoti nella fase di progettazione, rendendoli protagonisti attivi piuttosto che esecutori passivi.
Piuttosto che chiedere “Mi aiuti a preparare il pranzo?”, si può proporre: “Ho questi ingredienti, che piatto potremmo inventare insieme che piaccia anche ai tuoi amici?”. Invece di “Dobbiamo sistemare il garage”, trasformarlo in: “Ho bisogno del tuo parere su come riorganizzare questo spazio per renderlo più funzionale”. Anziché “Vieni a fare la spesa”, proporre: “Ho un budget di 30 euro per la cena, ti va di scegliere tu cosa comprare?”
Questo approccio attiva la sensazione di controllo e competenza, due elementi essenziali per la motivazione intrinseca. Quando gli adolescenti percepiscono di avere voce in capitolo, la loro resistenza si abbassa drasticamente perché non vivono più la richiesta come un’imposizione dall’alto.
Sfruttare le competenze digitali come ponte generazionale
Molti nonni vivono le competenze tecnologiche dei nipoti come un ostacolo alla relazione, quando potrebbero trasformarle nel migliore alleato. Gli adolescenti possiedono abilità digitali che possono essere integrate nelle attività quotidiane in modi sorprendentemente efficaci, creando un terreno comune di collaborazione.
Un nonno potrebbe chiedere al nipote di documentare fotograficamente la preparazione di una ricetta tradizionale per creare un ricettario digitale di famiglia, oppure di registrare un video mentre si sistema l’orto per ricordare i passaggi l’anno successivo. Questa modalità non solo conferisce significato all’attività , ma valorizza le competenze specifiche dell’adolescente, ribaltando la dinamica tradizionale “adulto esperto-giovane inesperto” e creando invece una partnership alla pari.
Il timing strategico e la regola dei microimpegni
Gli adolescenti hanno ritmi biologici diversi dagli adulti: la loro produzione di melatonina si attiva più tardi la sera e persiste più a lungo al mattino. Proporre attività nelle fasce orarie sbagliate, come il primo mattino del weekend, garantisce praticamente il fallimento.

Altrettanto importante è applicare la regola dei microimpegni: anziché chiedere disponibilità per attività lunghe e indefinite, proporre segmenti brevi e con un termine chiaro. “Mi serve una mano per 15 minuti” ottiene risultati significativamente migliori di “Oggi dobbiamo fare pulizie”. Il cervello adolescente fatica a impegnarsi in compiti dalla durata imprecisata, mentre riesce a mobilitarsi per obiettivi specifici e temporalmente limitati. Una volta iniziata l’attività , spesso la proseguono spontaneamente oltre il tempo inizialmente concordato.
Trasformare l’obbligo in opportunità sociale
Gli adolescenti sono biologicamente programmati per privilegiare le relazioni con i coetanei. Questo non deve necessariamente escludere i nonni, ma richiede creatività . Invitare i nipoti a portare un amico durante le attività può sembrare controintuitivo, ma spesso trasforma completamente le dinamiche: ciò che da soli vivrebbero come un obbligo noioso diventa un’occasione sociale accettabile, persino desiderabile.
Preparare pizze casalinghe, sistemare il giardino o persino riordinare lo scantinato acquisiscono un valore completamente diverso quando c’è un testimone del proprio gruppo di riferimento. Questa strategia richiede flessibilità da parte del nonno, ma i benefici relazionali superano ampiamente i piccoli disagi organizzativi. L’adolescente associa il tempo con il nonno a emozioni positive e socialità , non più a noia e obbligo.
La narrazione biografica come leva motivazionale
Gli adolescenti, pur non mostrandolo apertamente, sono affascinati dalle storie autentiche di vita. Collegare le attività quotidiane a episodi biografici del nonno crea profondità e significato. Mentre si ripara un oggetto, raccontare di quando quella competenza è stata appresa e in quali circostche è stata utile; mentre si cucina, condividere aneddoti legati a quella ricetta senza retorica o moralismi.
Questa modalità narrativa soddisfa il bisogno adolescenziale di comprendere chi sono attraverso la conoscenza di chi erano i loro antenati, creando una continuità identitaria che dà senso anche ai gesti apparentemente banali. Le storie personali rendono il nonno una persona tridimensionale, non solo una figura di autorità , e questo cambiamento di percezione apre canali comunicativi altrimenti chiusi.
Riconoscere e rispettare i segnali di sovraccarico
A volte la resistenza degli adolescenti non è capriccio ma autentico esaurimento emotivo. La vita scolastica, le pressioni sociali, le tempeste ormonali creano un carico cognitivo ed emotivo che gli adulti spesso sottovalutano. Un nonno emotivamente intelligente sa riconoscere quando insistere sarebbe controproducente e quando invece offrire uno spazio di decompressione senza richieste rappresenta il vero regalo.
Questa sensibilità costruisce fiducia a lungo termine: l’adolescente impara che il nonno è un adulto che comprende, non che giudica o pressiona, e questa consapevolezza getta le basi per una collaborazione futura più autentica e volontaria. A volte il miglior modo per coinvolgere un adolescente è semplicemente esserci, disponibili ma non invadenti, creando uno spazio sicuro dove possono scegliere di avvicinarsi quando si sentono pronti.
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